Petralia Soprana: alle Gole del Cigno lungo il Salso

Claudia Nolfo

C’è un’alba, sulle Madonie, che sa di partenza e di pane caldo. Domenica 21 settembre 2025, la frazione San Giovanni di Petralia Soprana si sveglia prima del sole: davanti alla Chiesa di San Giovanni Battista le voci si mescolano al profumo dell’erba bagnata e al mormorio del fiume Salso, che da secoli scava paziente la sua strada. È qui che prende il via la 17ª escursione lungo il corso d’acqua, un rito collettivo che unisce natura e comunità, curiosità e buon umore, con la leggerezza delle grandi giornate all’aria aperta.

A immaginare e custodire questo appuntamento è l’A.S.C.R. Verdi San Giovanni, con il patrocinio del Comune di Petralia Soprana. L’idea è semplice come una promessa mantenuta: lasciarsi guidare dal fiume fino alle Gole del Cigno, dove sgorga una sorgente sulfurea e l’acqua racconta storie antiche. Il cammino è adatto a tutte le età e, per chi lo preferisce, si può affrontare anche con altri mezzi: ciò che conta è mettersi in movimento insieme, ascoltare il paesaggio e ritrovare il tempo lento delle cose vere.

Alle 8:00, quando l’aria è ancora fresca, la carovana si snoda tra campi e pietraie, accompagnata da una guida AIGAE che conosce il territorio come una casa aperta. La luce del mattino accende le foglie e i muretti a secco, gli odori cambiano con i passi: finocchietto selvatico, terra umida, un filo di resina. Ogni curva del sentiero apre un quadro nuovo: rive ghiaiose dove il Salso si allarga pigro, macchie d’ombra dove i pioppi sembrano bisbigliare, scorci che incorniciano i borghi in lontananza.

Man mano che ci si avvicina alle Gole del Cigno, il suono dell’acqua si fa più profondo, il letto del fiume s’incunea tra pareti che l’erosione ha scolpito con la pazienza di un artigiano. La sorgente sulfurea arriva come un segreto svelato: l’odore è quello tipico, minerale, capace di ricordarci che qui, sotto la pelle del paesaggio, scorrono energie invisibili. È il momento in cui ci si ferma, si parla piano, qualcuno pesca dalla sacca un binocolo o una macchina fotografica; altri, semplicemente, ascoltano.

Questa escursione non è solo natura. È cultura viva, che passa per gli aneddoti degli anziani, per i nomi dei campi, per la memoria delle stagioni. È gastronomia, quando a metà mattina compaiono i panini con formaggi delle Madonie, salumi profumati, pomodori dolci come confetti; quando si condivide una fetta di ciambella o una manciata di mandorle e la conversazione si scioglie. È comunità, perché camminare affiancati crea immediatamente complicità: ci si scambia una borraccia, ci si aiuta su un passaggio più ripido, si ride del cane del gruppo che non vuole saperne di restare al guinzaglio.

Per i viaggiatori, questa è l’occasione perfetta per conoscere Petralia Soprana oltre le cartoline: con i suoi silenzi pieni, la pietra chiara delle case, il rispetto antico per la terra. L’appuntamento, alle 8:00, è nella frazione San Giovanni, proprio accanto alla chiesa. La prenotazione è necessaria: basta una telefonata a Giuseppe (329 3380716), ad Alice (327 9529410) o a Enzo (388 6065859) per ricevere tutte le informazioni e, se serve, il programma dettagliato. L’evento è pensato per essere inclusivo e festoso; chi ha bambini può portare zainetti leggeri e curiosità, chi ama la fotografia troverà luci che cambiano di minuto in minuto.

Qualche consiglio pratico, offerto come lo si farebbe tra amici. Scarpe comode e con buona presa; una borraccia piena e un cappello, perché il sole siciliano sa essere generoso; una giacca leggera per le ore d’ombra lungo le rive. Meglio tenere nello zaino un piccolo sacchetto per riportare a casa qualsiasi rifiuto: il fiume ringrazia, e anche chi verrà dopo di noi. Se soffia un po’ di vento, pazienza: i sentieri delle Madonie insegnano che ogni passo è una pagina nuova.

Si torna indietro con la mente piena e le spalle piacevolmente stanche, magari con l’idea di fermarsi nel pomeriggio tra i vicoli del centro storico per un caffè o un assaggio di dolci locali. Quello che resta, più di tutto, è la sensazione di aver camminato dentro un racconto: acqua, roccia, mani, voci. E la certezza che certe domeniche, se le si affronta con cuore leggero, sanno ancora somigliare a un piccolo rito di felicità condivisa.

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