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Casa Florio: serata ai Quattro Pizzi tra mare arte e memoria

Roberta D'Asta

C’è un punto, all’Arenella, dove Palermo sembra specchiarsi senza fretta. La Palazzina dei Quattro Pizzi appare come un piccolo castello sospinto dal vento di mare: guglie snelle, archi che incorniciano il cielo, la pietra che al tramonto diventa color miele. Qui, tra il profumo di salsedine e il battito regolare delle barche ormeggiate, la storia dei Florio ritrova voce e respiro. Entrando, si ha la sensazione di mettere piede in un salotto sospeso nel tempo, con il mare a due passi e la città alle spalle.

Casa Florio nacque come capriccio elegante nel cuore di un complesso produttivo. Nel 1830 Vincenzo Florio acquistò la Tonnara dell’Arenella e affidò all’amico architetto Carlo Giachery il compito di trasformarne una parte in residenza. Il risultato fu la palazzina quadrangolare in stile neogotico che tutti conoscono come “i Quattro Pizzi”, unica incursione di Giachery in un gusto più romantico rispetto ai suoi progetti industriali. Poco distante sorse, nel 1852, anche il mulino per la macina del sommacco, da cui si ricavava il tannino: un dettaglio che racconta, meglio di tanti libri, la vocazione imprenditoriale di un’isola capace di coniugare bellezza e lavoro.

Dentro, il salone di rappresentanza custodisce un piccolo museo d’atmosfera: fotografie, lettere, oggetti familiari che evocano la stagione d’oro dei Florio, tra vini celebri, tonnare e mondanità internazionale. Sulle pareti, gli affreschi in stile revivalistico dipinti da Salvatore Gregorietti e da Emilio Murdolo – maestro di Renato Guttuso – introducono un dialogo fitto tra colori e luce; lo sguardo corre alle volte, scivola sulle cornici, si ferma sulle vetrate che incorniciano il blu. Si racconta che una zarina, innamorata di questo luogo, abbia voluto una copia dei Quattro Pizzi sulle rive del Golfo di Finlandia: una leggenda che qui, tra il suono dell’acqua e l’eco delle reti, sembra plausibile quanto una sera di scirocco.

Visitare la Palazzina dei Quattro Pizzi durante le aperture straordinarie significa concedersi una pausa di bellezza narrativa. Le guide intrecciano aneddoti e dettagli con la stessa pazienza con cui un tempo si rammendavano le maglie delle tonnare: si parla di viaggi e di coraggio, di nuove rotte economiche, di un’idea di Palermo capace di guardare lontano. Poi si riapre la porta e, d’improvviso, le quattro cuspidi si stagliano contro il cielo rosa del tramonto: una cartolina che non ha bisogno di filtri.

Per chi arriva in città, la Palazzina si trova in Discesa Tonnara 4b, nel quartiere costiero dell’Arenella, a pochi minuti in auto dal centro storico. L’apertura straordinaria prevede visite a cadenza oraria, con prenotazione obbligatoria: un’organizzazione semplice, pensata per consentire a tutti di godere degli ambienti senza fretta. Il biglietto intero è di 8 euro; per i bambini tra i 5 e i 10 anni il ridotto è di 3 euro. Per informazioni e prenotazioni sono attive le infoline 347 8948459 e 320 7672134. Presentarsi con qualche minuto di anticipo è il segreto per catturare la luce migliore dalle banchine, quando il mare si fa specchio e la facciata riflette le scie delle barche.

Se viaggiate con la macchina fotografica, cercate la prospettiva dalla piccola marina di fronte: la linea delle barche di legno in primo piano, le guglie oltre, un drappo di cielo che cambia colore di minuto in minuto. Chi preferisce abbinare la visita a un assaggio di quartiere può allungarsi verso i locali di pesca: un calice fresco e una frittura di paranza raccontano Palermo con una sincerità che non ha bisogno di presentazioni. E se il tempo lo permette, una passeggiata costeggiando l’acqua, con Monte Pellegrino come quinta scenografica, prolunga la magia della serata.

Casa Florio non è solo una dimora storica: è un racconto di mare e d’impresa, una memoria che sa ancora parlare al presente. Si esce con l’impressione di aver sfiorato l’ala più romantica della città, quella che sorprende senza alzare la voce. E il desiderio, quasi inevitabile, è tornare presto: perché in questo piccolo castello affacciato sull’acqua ogni dettaglio – una fotografia, una cimasa, un riflesso – sembra scritto per farvi innamorare lentamente, come quando la marea si avvicina e tutto, piano, ricomincia.

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